Farmaci e sigarette elettroniche, il connubio del futuro

Il futuro della somministrazione dei farmaci è legato alla tecnologia delle sigarette elettroniche? Parrebbe proprio così, almeno per quanto riguarda l’assunzione di sostanze per la cura di determinate patologie. Lo ha sostenuto, per esempio, Riccardo Polosa dell’Università di Catania nel corso di un simposio medico internazionale sulla sigaretta elettronica che si è svolto in Francia lo scorso dicembre. “Le elettroniche – ha sostenuto il professore siciliano – potrebbero essere impiegate anche nella somministrazione di farmaci, assicurando una migliore efficacia, semplificando i metodi tradizionali e soprattutto assicurando una maggiore aderenza per i pazienti”. Secondo Polosa i vaporizzatori personali potrebbero rivelarsi utili soprattutto per l’applicazione terapeutica della nicotina e della cannabis e per la somministrazione di farmaci respiratori.

La sua posizione ha trovato conferma nei giorni scorsi in una ricerca condotta da un team di medici francesi guidati da Jérémie Pourchez, direttore aggiunto del Centre Ingénierie et Santé e responsabile del dipartimento “Biomateriali e particelle inalate” dell’Ecole des Mines di Saint-Etienne. L’equipe di ricerca cercava una soluzione ad una necessità reale: quella di trovare degli strumenti per la somministrazione di medicine tramite aerosol che fossero facili da usare per i pazienti, comodi, economici e in grado di produrre particelle di vapore molto piccole. Una definizione che suona familiare a qualsiasi vaper, perché è esattamente quello che fa un vaporizzatore personale.

Ed è proprio la capacità di somministrazione di broncodilatatori dei recenti sistemi elettronici per la somministrazione di nicotina – in parole povere delle sigarette elettroniche – che è stata misurata nella ricerca pubblicata nei giorni scorsi su PubMed. In particolare si è quantificata tramite cromatografia liquida e spettometria di massa la somministrazione di solfato di terbutalina, un broncodilatatore utilizzato per curare l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva.

I risultati dello studio hanno dimostrato che i vaporizzatori di nuova generazione riescono a produrre micro particelle vettori del medicinale, mantenendo costante le concentrazioni dello stesso a prescindere dalle dimensioni delle particelle. Dunque – sostengono gli autori della ricerca – si tratta di strumenti efficaci e che si adattano molto bene alle necessità dei pazienti. Forse non è lontano il giorno in cui, per curare le patologie respiratorie, ci basterà prendere in mano la nostra sigaretta elettronica.