Vaping e batterie, garanzia legale e altri diritti del consumatore

Gli ultimi casi di cronaca, ed in particolare il primo caso italiano di “esplosione” hanno posto l’attenzione su un componente fondamentale dei Vaporizzatori Personali (di seguito VP), ovvero le celle, o batterie, ricaricabili non integrate.

La questione riguarda i VP con batterie intercambiabili e dunque tutti i dispositivi in cui è l’utente a scegliere la cella – ferma la misura, nella maggior parte dei casi 18650 – e, possibilmente, seguendo le indicazioni – ove presenti (sic!)- del produttore.

Sulla scelta della cella vi sono diversi miti, già in parte sfatati da diversi autori, ma ancora ricorrenti nelle conversazioni tra appassionati, off e online, per cui alcuni marchi di batterie sarebbero meglio di altri, in base a non si sa bene quali parametri. Gli unici dati oggettivi disponibili sono quelli indicati dal produttore della cella e disponibili consultando le schede tecniche del prodotto – ove presenti (sic!)- Oltre a ciò vi sono dati empirici ricavati attraverso test specifici da John Muchow, a.k.a. Mooch, al quale i meglio informati spesso fanno riferimento per scegliere quali celle acquistare.

Tutto ciò però non tiene conto di un dato fondamentale: le celle maggiormente utilizzate all’interno dei VP (e comunque oggetto dei test di cui sopra) non sono prodotte per tale scopo e infatti gli stessi produttori hanno da tempo preso le distanze da questa pratica, sia con disclaimer direttamente sul prodotto (e.g. “DANGER DO NOT USE OUTSIDE OF BATTERY PACK”), sia, in tempi più recenti, con comunicati stampa ad hoc(.i.e., da ultimo, Sony).

Pertanto l’utilizzo di tali celle, anche in dispositivi elettronici (per i meccanici si rimanda ad un articolo apposito) non è “autorizzato”, né tanto meno consigliato, neppure dal produttore, dunque è a rischio e pericolo, principalmente, dell’utente finale, ragion per cui è assolutamente fondamentale che ognuno si informi e si documenti prima di acquistare un VP e relative celle.

Tutto ciò premesso, appare doverosa una precisazione legale sul tema batterie, in particolare circa la garanzia.

In diversi shop online (non faccio riferimento ai negozi fisici solo perché le condizioni di vendita non sono reperibili per iscritto, ma il discorso si applica a qualsiasi venditore) le batterie ricaricabili pare non godano di alcuna garanzia, o nel migliore dei casi, di garanzie “random” (a caso, ovvero non legate ad alcuna previsione normativa) per esempio limitate a 3 mesi dall’acquisto.

Orbene, poiché assolutamente arbitraria, tale scelta del venditore rappresenta una evidente lesione dei diritti del consumatore: i beni di consumo godono di 24 mesi di garanzia dal momento dell’acquisto, che, peraltro, diventano, di fatto, 26 poiché al consumatore è concesso un termine di 2 mesi dalla scoperta del vizio per poter agire. Tale garanzia, definita legale poiché espressamente prevista per legge (in particolare dall’art.130 del codice del consumo, ovvero il d.lgs. 206/2005), copre sia i difetti di produzione del bene che i difetti di conformità del bene.

Si presume non conforme il bene che:

  • abbia caratteristiche differenti rispetto ad altri beni dello stesso tipo (nel caso di specie, altre celle “identiche”);
  • non corrisponda alla descrizione fattane dal venditore;
  • non sia idoneo allo scopo per cui è stato acquistato (e sull’idoneità sorgono i dubbi maggiori, in considerazione di quanto già accennato sopra).

Spesso i venditori si trincerano dietro alla natura di “bene soggetto ad usura” della cella-batteria (che è un argomento valido rispetto alle “pile” tradizionali, ma rispetto alle ricaricabili potrebbe rappresentare un terreno assai più scivoloso), ma anche volendo accettare tale eccezione (che non è detto sia corretta e condivisibile in senso assoluto) non vi è alcun elemento che consenta al venditore di stabilire la durata della garanzia in un periodo di tempo inferiore ai 6 mesi (periodo entro il quale il difetto di produzione ab origine è presunto, di nuovo, ex lege). Il venditore cioè dovrebbe proporre e comunque accettare la restituzione, verificare le caratteristiche del bene reso, e, una volta riscontrato il difetto lamentato, offrire la sostituzione del bene oppure il rimborso.

Va inoltre ricordato che i “normali” beni di consumo godono, tipicamente, di due garanzie: la garanzia legale cui si è fatto cenno sopra, e la garanzia del produttore, che non trova fonte nella legge ma è un contratto tra consumatore e produttore, nel quale il produttore si impegna a fornire assistenza attraverso, per esempio, centri riparazione convenzionati, a determinate condizioni.

Nuovamente si sottolinea che il fatto che i produttori abbiano scritto sul bene, e abbiano dichiarato pubblicamente, che il bene stesso non è idoneo all’utilizzo all’interno di VP, lascia piuttosto sforniti di tutela i consumatori.

Il consiglio è quindi di informarsi adeguatamente prima dell’acquisto, onde evitare di trovarsi completamente in balia del caso, o della buona fede del venditore, nel caso insorgessero malfunzionamenti o altri problemi.

Colgo infine l’occasione per ricordare che i VP nascono come strumento per diminuire il rischio per la salute legato al fumo ed in generale ai prodotti del tabacco quali veicolatori di nicotina, sarebbe auspicabile che i consumatori in primis, ma anche gli operatori del settore (non solo i venditori ma anche, già a monte, i produttori), lo tenessero a mente. Il tema verrà approfondito in un articolo apposito circa i dispositivi cd. meccanici.